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Il giorno dopo

Oggi ti racconto del mio pride. Il mio PRIMO PRIDE. Per la prima volta nella mia vita, mannaggia a me, ieri sono scesa in piazza per dire la mia, a modo mio. Non avevo cartelloni, non ho scritto frasi, ho semplicemente preso per mano la mia compagna e ho camminato per le vie della mia città a suon di musica e colori. Confesso che inizialmente eravamo entrambe parecchio agitate. “Ma poi per cosa” – mi sono detta. Non stiamo partecipando ad un’insurrezione popolare armate di fumogeni e bombe carta. Abbiamo la nostra maglietta con i colori dell’arcobaleno, scarpe comode e acqua fresca nello zaino. Di cosa potremmo mai avere paura.

Tempo 5 minuti esatti. In cammino verso il punto di ritrovo del corteo ed eccola qui la prima doccia gelata. Ferme al semaforo pedonale una coppia di adolescenti in motorino ci guardano, notano la maglia e iniziano a sgommare e a BESTEMMIARE contro di noi. L’atteggiamento era nervoso e veramente cattivo. La mia reazione è stata l’INDIFFERENZA. Ma che fatica! Dentro la rabbia era immensa. Confesso di avergli augurato di schiatarsi di li a poco e farsi sufficientemente male a quella bocca immonda  per evitare che pronunciassero nuovamente IL NOME DI DIO INVANO.

Ma veramente due ragazze che camminano per strada possono provocare tanta violenza? E se questi due fossero stati a piedi come noi? Si sarebbero limitati alle parole o avrebbero osato anche altro? Io proprio non lo so. E posso assicurarvi che il solo pensiero mi spaventa.

Ho sentito una fitta all’altezza del cuore. No tranquilli non mi è venuto un infarto. Ma quei bulli senza palle mi hanno ferita nel profondo. Nel punto esatto da cui partiva la mia scelta di partecipare al pride. Dal cuore.

Avrei tanto voluto che li accanto a noi ci fossero i nostri genitori pronti a difenderci a spada tratta, come quando eravamo bambine. Ho desiderato davvero che la mia mamma e quella di Claudia fossero lì con noi. A prenderci per mano, a proteggerci, a sostenerci.

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Siamo arrivate in piazza. C’era tanta gente. Dopo pochi passi abbiamo incontrato un gruppo di amici. Poi altri ancora e ancora. Non eravamo più da sole. Quella piazza era diventata un posto sicuro. La gente sorrideva, ballava. Era un proliferare di baci e abbracci. Io in quel momento ho RINGRAZIATO DIO. Perchè dietro l’angolo mi ha fatto sentire accolta. Mi ha fatto ritrovare quel terreno che per un minuto non ho sentito sotto i piedi tanto era lo sconforto che avevamo appena provato. Ho visto centinaia e poi migliaia di persone. Di tutte le età ed etnie.

Il corteo ha camminato per due ore per il centro della città. Un fiume di 15.000 persone ha inondato di colori e di gioia la nostra Brescia. Io mi guardavo intorno, incredula. C’ero anche io, stavo partecipando ad un evento importantissimo, dal significato sociale e umano davvero importante.

Cercavo gli occhi dei miei compagni di viaggio. La Felicità! Cercavo gli occhi degli spettatori. Eh qui…lo scenario è un pò cambiato. Ho trovato gli inquisitori; I Ponzio Pilato; i puritani che di fronte ad un ragazzo con le chiappe al vento scuotevano la testa e aggrottavano la fronte annullando tutte le altre 14.999 e archiviando solo lui nel suo micro cervello stracolmo di pregiudizi. Mi domando se avrebbe avuto la stessa espressione ascoltando le bestemmie di quei ragazzini.

Ho incontrato i complici, i divertiti, gli entusiasti, i neutri e i terrorizzati. Gente che dalla finestra del suo appartamento della Brescia Radical Chic al 4° piano di corso Zanardelli osserva lo spettacolo all’ombra di una tenda sporca di perbenismo. Cara mia il tuo con sguardo allibito e giudicante è emerso come uno spinacio tra i denti.

Al termine del corteo ci sono stati gli interventi dei vari rappresentanti delle associazioni intervenute e di Laura Castelletti come rappresentante dell’amministrazione comunale che questa volta ha dato il suo PATROCINIO per l’evento.

A seguire festa e musica in Carmine.

Al termine della nostra serata, sudatissime e felici, abbiamo incontrato una coppia di amiche. Ci siamo confrontate sull’esito della manifestazione e degli eventi correlati. Poi con una nota di ironica malinconia ho detto loro “BENVENUTI A UTOPIA”. Si perché il vero Pride non è solamente la parata dell’anno. E’ portare avanti ogni giorno valori imprescindibili per una società inclusiva ed equilibrata. Sono giorni che leggo sui social una serie infinita di INSULTI per noi DIVERSI. Gente incazzata che dietro ad uno schermo si gonfia la gola di parole come “Ma che cosa vogliono ancora questi qua che tanto hanno ottenuto tutto” – “Blasfemi e pervertiti ecco cosa siete”  e potrei proseguire intasando il mio povero blog di tutta sta merda.

Il mio primo Pride rimarrà una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Perché metterci la faccia è molto, molto difficile. Perché diventare protagonisti e non più spettatori è un dovere prima che un diritto. Perché si può nascere etero, gay o lesbiche ma CORAGGIOSI SI DIVENTA.

 

Per chi volesse conoscere meglio il Pride. Andare oltre i colori e la musica può trovare delle risposte in questi link.

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Confiscati e Fotografati

Capita spesso che l’Arte faccia un passo indietro e si tolga le vesti da protagonista per lasciare i riflettori puntati su altri argomenti di ben altra natura. Lo si potrebbe definire quasi come un atto di umiltà. Mi piace pensare che l’arte, così come una persona, possa avere in sè dei valori e dei principi morali e che spesso divenga paladina di tali principi partecipando attivamente ad iniziative di grande sensibilità sociale. E’ questo il caso del concorso Confiscati e Fotografati, il primo concorso fotografico in Lombardia sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, organizzato dal coordinamento bresciano di LIBERA. L’arte, intesa come fotografia, abbraccia la nobile causa dell’associazione LIBERA, per informare, denunciare e stimolare la comunità pubblica su un argomento ancora poco conosciuto: la presenza di realtà mafiose anche nel nostro territorio.

Ma andiamo per gradi. Che cos’è Libera.

Libera è un’associazione che intende perseguire attivamente verso una società libera dalle mafie, dalla corruzione e da ogni forma d’illegalità. Una fitta rete di associazioni, cooperative, sindacati, diocesi è attiva su tutto il territorio nazionale e non solo, per combattere costantemente i fenomeni di criminalità organizzata. Il senso di Libera non è solamente quello di togliere il potere alle mafie, ma anche e soprattutto realizzare un’opera di riscatto e rinascita di beni macchiati da questo male sociale.

Come sostiene il Referente provinciale di Libera, Giuseppe Giuffrida: “C’è bisogno di legalità come c’è bisogno dell’aria, del pane, del sorriso, della felicità, dello star bene. C’è bisogno di un’armonia nei comportamenti, di un riscatto nella dignità di ciascun individuo”

La legalità diventa quindi un bisogno primario, necessario all’uomo per mantenere la sua libertà di individuo. In questo concorso l’arte si presta come mezzo, come ponte tra Libera e la gente comune che deve, inteso come dovere morale, essere a conoscenza di certe situazioni.

Il concorso prevede due categorie: 1. Categoria Beni confiscati e riutilizzati: il partecipante deve raccontare una storia attraverso 3 scatti fotografici, con lo scopo di mettere in luce ed esprimere al meglio il riutilizzo del bene; 2. Categoria Beni confiscati e non riutilizzati: il partecipante deve raccontare una storia attraverso 3 scatti che metta in luce il non riutilizzo del bene oppure le potenzialità del bene stesso proponendo una possibile idea di riutilizzo sociale;

La fotografia intesa come riflesso di legalità ritrovata, come manifesto di rivincita. Oppure come espressione creativa per dare idee, riflessioni e spunti soprattutto per quei beni confiscati non ancora riutilizzati.

Non è necessario essere fotografi professionisti per partecipare, basta avere una particolare sensibilità al senso sociale di questa iniziativa. Usare l’obiettivo per guardare oltre le stanze vuote, per dare una prospettiva di futuro e di speranza.

“Mettete dei fiori nei vostri cannoni” diceva una famosa canzone. E’ esattamente quello che Libera intende fare e sta già facendo dal 1995, anno della sua fondazione.

Con questo concorso anche noi possiamo dare il nostro contributo attivo a questa lotta quotidiana. Abbiamo l’opportunità di aprire gli occhi e soprattutto la mente di fronte a realtà che spesso manteniamo a debita distanza, talvolta per ignoranza (nel senso letterale del termine), talvolta per convenienza.

Quindi amici diamo un contributo concreto a questa battaglia. Mettiamoci in prima linea con i nostri occhi digitali. Mostriamo attraverso le nostre fotografie quello che possiamo fare e ottenere come cittadini liberi e consapevoli!

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Ecco qualche indicazione tecnica relativa al concorso:

Per iscriversi è necessario compilare la “scheda di iscrizione”.

L’elenco dei beni (immobili/terreni) di cui è possibile scattare immagini destinate al concorso sarà fornito dall’organizzazione, il 29 gennaio, previa sottoscrizione della clausola di riservatezza all’atto di iscrizione.

Indirizzo mail dedicato al concorso fotografico: confiscatiefotografati@gmail.com Eventuali informazioni di carattere generale possono essere richieste al Coordinamento provinciale di Libera alla mail: brescia@libera.it 

Il termine per la presentazione degli elaborati sarà il 31 marzo 2018. Una giuria specializzata selezionerà i 10 migliori elaborati che saranno protagonisti di una mostra allestita presso la biblioteca di Concesio in data 19 aprile in occasione della quale saranno proclamati anche 3 vincitori, uno per categoria e il miglior scatto.