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2019

Ed eccoci di nuovo qui con un bagaglio di obiettivi da raggiungere. Chi di noi si sente immune da questo marasma di buoni propositi?

Il povero 2019 è appena iniziato ed io l’ho già caricato di pensieri e progetti di ogni forma e colore. I miei occhi proiettano sogni, il mio cuore scalpita e la mia mente rimbalza da un pensiero all’altro. Insomma l’anno nuovo ha solo dieci giorni e in casa TraMe Arte è già un gran casino!

Ma si sa, ogni cambiamento presuppone una rivoluzione.

Durante gli ultimi giorni dell’anno ho scritto sul mio nuovo quaderno dei desideri, l’elenco degli obiettivi/progetti che vorrei portare a termine o quantomeno iniziare nel 2019. Sono pochi ma molto ambiziosi.

Poi un bel giorno ho deciso di partecipare ad un workshop tenuto dalla fantastica Business Coach Roberta Moretti e da pochi progetti ambiziosi ne sono uscita con UN MACRO OBIETTIVO SUPER AMBIZIOSO. Quest’idea torna continuamente a farmi visita. Spesso si nasconde sotto mentite spoglie ma in fondo è sempre lei che bussa alla mia porta. Chissà che questa sia la volta buona…o meglio…LA SVOLTA BUONA.

Grazie alle indicazioni di Roberta ho sviscerato il progetto in piccoli passi, necessari per arrivare alla meta, quella fantomatica vetta che dal punto di vista in cui mi trovo ora sembra lontana anni luce. So di non essere sola in questo pellegrinaggio esistenziale. Ognuno di noi ha un cassetto brulicante di sogni. Qualcuno non ha il coraggio di sfiorare nemmeno il pomello di sto benedetto cassetto, altri si tengono alla larga anche dalla sola IDEA di cassetto, figuriamoci pensare che dentro ci siano dei sogni!

Quanta confusione, quante paure si palesano al nostro cospetto. Non so esattamente quale sia la chiave per andare oltre a questa gabbia di titubanze ma una cosa è certa, ascoltarsi è il primo passo da compiere sempre e comunque. Porre attenzione non significa però frenare il nostro cammino. Significa analizzare le corde più intime di noi stessi, conoscere queste paure, ri-conoscerle e farle nostre alleate. Trasformarle in fionde e non in catene. Dobbiamo usare tutta la nostra forza unita ad una buona dose di sana incoscenza e compiere questa magia.

Il “mi piacerebbe”, “vorrei tanto ma” sono frasi da falliti cronici. Ogni volta che sento queste parole i miei nervi iniziano a ballare la taranta. Il punto è, rimanere vittime di se stessi o essere motivo di orgoglio e magari esempio per gli altri?

Io non so se riuscirò a raggiungere il mio super obiettivo ma so che ho già iniziato a lavorare per poterlo trasformare finalmente in realtà. Un passo alla volta. Ho scelto come compagne di viaggio “Costanza”  e “Tenacia”. Le trovo perfette. Sono entrambe molto socievoli, divertenti e al tempo stesso serie e precise. Giusto quello di cui ho bisogno.

Non mi resta che augurare anche a te che stai leggendo di aprire gli occhi un giorno e renderti conto che quello che vedi non è un sogno ma la tua vita.

 

 

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Pubblicato in: L'Arte parla di sè

The family of man

In questi giorni mi trovo in Lussemburgo. Meta insolita per trascorrere il weekend. Eppure in questo piccolo fazzoletto di mondo si nasconde un tesoro. Una sorta di oasi nel deserto. Si perché diciamolo…in Lussemburgo non ci sono molte attrazioni turistiche o musei d’arte degni di nota. A parte un paesaggio molto caratteristico, deliziose casette e castelli sparsi qua e là, questa terra di mezzo non offre molto al turista straniero. Allora perché decidere di prendere un aereo, sfidare il freddo e una lingua incomprensibile? La risposta è La famiglia. Non certo la mia d’origine che a quest’ora sarà riunita a casa della mamma per il consueto pranzo domenicale.

Si tratta di una famiglia decisamente più numerosa, quella che il signor Edward Steichen decise di radunare in quella che diventerà la più grande raccolta fotografica mai realizzata al mondo. Ebbene sì oggi vi parlo di fotografia. Metto subito le mani avanti e confesso di non esserne un’esperta né un’appassionata. Oggi scrivo da curiosa, neofita e affascinata. Vorrei raccontarvi di questa perla che la maggior parte di noi probabilmente non conosce. Mi piacerebbe mettervi quella pulce nell’orecchio che prima o poi vi farà balenare l’idea di organizzare una piccola gita da queste parti e visitare questa chicca.

Partiamo dall’inizio. Chi era Edward Steichen?
– fotografo e pittore lussemburghese, prima fotografo di guerra poi di moda. Divenne famoso grazie ad una fotografia scattata alla splendida Greta Garbo nel 1928, immagine scelta successivamente nel 1955 per la copertina della rivista Life. Ed eccola qui. Non è meravigliosa?!

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Nello stesso anno in veste di direttore della fotografia al MoMa di New York cura la realizzazione di THE FAMILY OF MAN. Un’esposizione fotografica che mostra tutte le esperienze e gli istanti di vita dell’uomo. Steichen raccolse quasi 2 milioni di foto scattate in 68 paesi da 273 fotografi diversi. Alla fine riuscì a selezionare “solo” 503 scatti che diedero vita a questo immenso album di famiglia. Dal 24 gennaio 1955 ad oggi la mostra fece il giro del mondo. Dopo New York fu allestita in diverse nazioni tra cui anche l’Italia nel 1959 e conta ad oggi più di 10 milioni di visitatori.
Nel 1964 il Governo americano acconsente alla richiesta di Steichen di donare al Lussemburgo, sua terra d’origine, l’ultima versione della rassegna. Dopo una serie di presentazioni parziali, nel 1994 trova la sua sistemazione permanente negli spazi del Château di Clervaux.

In qualche modo ci si chiede il perché di tutto questo successo. Oltre ovviamente al coinvolgimento di illustri fotografi quali Robert Capa, Henri Cartier Bresson e altri…271…più o meno famosi, personalmente mi sono chiesta, da ignorante in materia, come degli scatti fotografici possano davvero attirare milioni e milioni di persone.

La risposta è arrivata in modo del tutto naturale, come lo sono le immagini esposte. Attimi di vita, che racchiudono l’essenza di ciascun uomo, di ciascuno di noi. Ogni stanza corrisponde ad una fase, ad un capitolo. È come se passeggiando tra le opere esposte si potesse attraversare una vita intera. Passo dopo passo i nostri occhi possono vivere e rivivere emozioni, sentimenti, passaggi obbligati a cui l’essere umano è sottoposto. L’Amore, la fede, la fatica, la disperazione, il ritmo della musica, il ridere di gusto, la felicità per la nascita di un figlio, il dolore tagliente per la morte di un proprio caro, la tenerezza di un padre, le cure della nonna, il fervore per il rispetto dei propri diritti, la spensieratezza di un bambino. Ognuno a suo modo, ognuno a seconda delle sue origini, vive un percorso già segnato con quelle sfumature che appartengono al nostro destino e che rendono la propria vita unica ed inimitabile.

The Family of man mostra tutto questo ma intende soprattutto portare il fruitore ad una condizione di unione e vicinanza globale, che va oltre le etnie, le culture, le ideologie. The Family of man ci regala un senso di appartenenza e di familiarità così intenso da sentirne quasi la mancanza appena si realizza la fine della visita. È uno specchio su noi stessi, il nostro passato, presente e futuro. È un tenersi per mano, tra sconosciuti che diventano per un attimo membri insostituibili della propria famiglia, dei fratelli ritrovati, genitori desiderati. È un punto di partenza e di arrivo. È il tuo viaggio attraverso la vita, vista da fuori, da spettatore. A tratti ti senti rassicurato, consapevole, in altri momenti fortunato, in altri ancora impaurito. È tutto lì, in bianco e nero. Un girotondo di emozioni in cui tutti siamo coinvolti in questa meravigliosa giostra chiamata Vita.