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Confiscati e Fotografati

Capita spesso che l’Arte faccia un passo indietro e si tolga le vesti da protagonista per lasciare i riflettori puntati su altri argomenti di ben altra natura. Lo si potrebbe definire quasi come un atto di umiltà. Mi piace pensare che l’arte, così come una persona, possa avere in sè dei valori e dei principi morali e che spesso divenga paladina di tali principi partecipando attivamente ad iniziative di grande sensibilità sociale. E’ questo il caso del concorso Confiscati e Fotografati, il primo concorso fotografico in Lombardia sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, organizzato dal coordinamento bresciano di LIBERA. L’arte, intesa come fotografia, abbraccia la nobile causa dell’associazione LIBERA, per informare, denunciare e stimolare la comunità pubblica su un argomento ancora poco conosciuto: la presenza di realtà mafiose anche nel nostro territorio.

Ma andiamo per gradi. Che cos’è Libera.

Libera è un’associazione che intende perseguire attivamente verso una società libera dalle mafie, dalla corruzione e da ogni forma d’illegalità. Una fitta rete di associazioni, cooperative, sindacati, diocesi è attiva su tutto il territorio nazionale e non solo, per combattere costantemente i fenomeni di criminalità organizzata. Il senso di Libera non è solamente quello di togliere il potere alle mafie, ma anche e soprattutto realizzare un’opera di riscatto e rinascita di beni macchiati da questo male sociale.

Come sostiene il Referente provinciale di Libera, Giuseppe Giuffrida: “C’è bisogno di legalità come c’è bisogno dell’aria, del pane, del sorriso, della felicità, dello star bene. C’è bisogno di un’armonia nei comportamenti, di un riscatto nella dignità di ciascun individuo”

La legalità diventa quindi un bisogno primario, necessario all’uomo per mantenere la sua libertà di individuo. In questo concorso l’arte si presta come mezzo, come ponte tra Libera e la gente comune che deve, inteso come dovere morale, essere a conoscenza di certe situazioni.

Il concorso prevede due categorie: 1. Categoria Beni confiscati e riutilizzati: il partecipante deve raccontare una storia attraverso 3 scatti fotografici, con lo scopo di mettere in luce ed esprimere al meglio il riutilizzo del bene; 2. Categoria Beni confiscati e non riutilizzati: il partecipante deve raccontare una storia attraverso 3 scatti che metta in luce il non riutilizzo del bene oppure le potenzialità del bene stesso proponendo una possibile idea di riutilizzo sociale;

La fotografia intesa come riflesso di legalità ritrovata, come manifesto di rivincita. Oppure come espressione creativa per dare idee, riflessioni e spunti soprattutto per quei beni confiscati non ancora riutilizzati.

Non è necessario essere fotografi professionisti per partecipare, basta avere una particolare sensibilità al senso sociale di questa iniziativa. Usare l’obiettivo per guardare oltre le stanze vuote, per dare una prospettiva di futuro e di speranza.

“Mettete dei fiori nei vostri cannoni” diceva una famosa canzone. E’ esattamente quello che Libera intende fare e sta già facendo dal 1995, anno della sua fondazione.

Con questo concorso anche noi possiamo dare il nostro contributo attivo a questa lotta quotidiana. Abbiamo l’opportunità di aprire gli occhi e soprattutto la mente di fronte a realtà che spesso manteniamo a debita distanza, talvolta per ignoranza (nel senso letterale del termine), talvolta per convenienza.

Quindi amici diamo un contributo concreto a questa battaglia. Mettiamoci in prima linea con i nostri occhi digitali. Mostriamo attraverso le nostre fotografie quello che possiamo fare e ottenere come cittadini liberi e consapevoli!

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Ecco qualche indicazione tecnica relativa al concorso:

Per iscriversi è necessario compilare la “scheda di iscrizione”.

L’elenco dei beni (immobili/terreni) di cui è possibile scattare immagini destinate al concorso sarà fornito dall’organizzazione, il 29 gennaio, previa sottoscrizione della clausola di riservatezza all’atto di iscrizione.

Indirizzo mail dedicato al concorso fotografico: confiscatiefotografati@gmail.com Eventuali informazioni di carattere generale possono essere richieste al Coordinamento provinciale di Libera alla mail: brescia@libera.it 

Il termine per la presentazione degli elaborati sarà il 31 marzo 2018. Una giuria specializzata selezionerà i 10 migliori elaborati che saranno protagonisti di una mostra allestita presso la biblioteca di Concesio in data 19 aprile in occasione della quale saranno proclamati anche 3 vincitori, uno per categoria e il miglior scatto.

 

 

Pubblicato in: L'Arte parla di sè

The family of man

In questi giorni mi trovo in Lussemburgo. Meta insolita per trascorrere il weekend. Eppure in questo piccolo fazzoletto di mondo si nasconde un tesoro. Una sorta di oasi nel deserto. Si perché diciamolo…in Lussemburgo non ci sono molte attrazioni turistiche o musei d’arte degni di nota. A parte un paesaggio molto caratteristico, deliziose casette e castelli sparsi qua e là, questa terra di mezzo non offre molto al turista straniero. Allora perché decidere di prendere un aereo, sfidare il freddo e una lingua incomprensibile? La risposta è La famiglia. Non certo la mia d’origine che a quest’ora sarà riunita a casa della mamma per il consueto pranzo domenicale.

Si tratta di una famiglia decisamente più numerosa, quella che il signor Edward Steichen decise di radunare in quella che diventerà la più grande raccolta fotografica mai realizzata al mondo. Ebbene sì oggi vi parlo di fotografia. Metto subito le mani avanti e confesso di non esserne un’esperta né un’appassionata. Oggi scrivo da curiosa, neofita e affascinata. Vorrei raccontarvi di questa perla che la maggior parte di noi probabilmente non conosce. Mi piacerebbe mettervi quella pulce nell’orecchio che prima o poi vi farà balenare l’idea di organizzare una piccola gita da queste parti e visitare questa chicca.

Partiamo dall’inizio. Chi era Edward Steichen?
– fotografo e pittore lussemburghese, prima fotografo di guerra poi di moda. Divenne famoso grazie ad una fotografia scattata alla splendida Greta Garbo nel 1928, immagine scelta successivamente nel 1955 per la copertina della rivista Life. Ed eccola qui. Non è meravigliosa?!

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Nello stesso anno in veste di direttore della fotografia al MoMa di New York cura la realizzazione di THE FAMILY OF MAN. Un’esposizione fotografica che mostra tutte le esperienze e gli istanti di vita dell’uomo. Steichen raccolse quasi 2 milioni di foto scattate in 68 paesi da 273 fotografi diversi. Alla fine riuscì a selezionare “solo” 503 scatti che diedero vita a questo immenso album di famiglia. Dal 24 gennaio 1955 ad oggi la mostra fece il giro del mondo. Dopo New York fu allestita in diverse nazioni tra cui anche l’Italia nel 1959 e conta ad oggi più di 10 milioni di visitatori.
Nel 1964 il Governo americano acconsente alla richiesta di Steichen di donare al Lussemburgo, sua terra d’origine, l’ultima versione della rassegna. Dopo una serie di presentazioni parziali, nel 1994 trova la sua sistemazione permanente negli spazi del Château di Clervaux.

In qualche modo ci si chiede il perché di tutto questo successo. Oltre ovviamente al coinvolgimento di illustri fotografi quali Robert Capa, Henri Cartier Bresson e altri…271…più o meno famosi, personalmente mi sono chiesta, da ignorante in materia, come degli scatti fotografici possano davvero attirare milioni e milioni di persone.

La risposta è arrivata in modo del tutto naturale, come lo sono le immagini esposte. Attimi di vita, che racchiudono l’essenza di ciascun uomo, di ciascuno di noi. Ogni stanza corrisponde ad una fase, ad un capitolo. È come se passeggiando tra le opere esposte si potesse attraversare una vita intera. Passo dopo passo i nostri occhi possono vivere e rivivere emozioni, sentimenti, passaggi obbligati a cui l’essere umano è sottoposto. L’Amore, la fede, la fatica, la disperazione, il ritmo della musica, il ridere di gusto, la felicità per la nascita di un figlio, il dolore tagliente per la morte di un proprio caro, la tenerezza di un padre, le cure della nonna, il fervore per il rispetto dei propri diritti, la spensieratezza di un bambino. Ognuno a suo modo, ognuno a seconda delle sue origini, vive un percorso già segnato con quelle sfumature che appartengono al nostro destino e che rendono la propria vita unica ed inimitabile.

The Family of man mostra tutto questo ma intende soprattutto portare il fruitore ad una condizione di unione e vicinanza globale, che va oltre le etnie, le culture, le ideologie. The Family of man ci regala un senso di appartenenza e di familiarità così intenso da sentirne quasi la mancanza appena si realizza la fine della visita. È uno specchio su noi stessi, il nostro passato, presente e futuro. È un tenersi per mano, tra sconosciuti che diventano per un attimo membri insostituibili della propria famiglia, dei fratelli ritrovati, genitori desiderati. È un punto di partenza e di arrivo. È il tuo viaggio attraverso la vita, vista da fuori, da spettatore. A tratti ti senti rassicurato, consapevole, in altri momenti fortunato, in altri ancora impaurito. È tutto lì, in bianco e nero. Un girotondo di emozioni in cui tutti siamo coinvolti in questa meravigliosa giostra chiamata Vita.